La rivincita dell’Italia è ancora possibile?

Ho pensato molto prima di scrivere questo articolo,  perché la rabbia rischiava di offuscare il mio giudizio.

In questo momento di difficoltà collettiva, è facile addossare la responsabilità della nostra attuale condizione all’Europa, alla Germania, alle Banche centrali, ai diversi colori del governo che si sono susseguiti. E chi più ne ha, più ne metta.

Ma il fatto che sia facile non significa che sia giusto, né che sia costruttivo.

Credo che la via corretta sia sempre quella di fermarsi a ragionare, analizzare la situazione in maniera analitica e fredda, in modo da “scollegarsi” dalle emozioni: è l’unico modo per prendere coscienza del punto in cui ci troviamo e di ciò che noi stessi possiamo fare.

La crisi pandemica del Coronavirus ha evidenziato tutte le responsabilità passate di uno Stato – il nostro – che si è trovato in una situazione  pessima da qualsiasi punto di vista la vogliamo guardare, e in particolar modo su due fronti: quello sanitario e quello economico.

Vediamo insieme il primo: la sanità

Dopo i grandi tagli degli anni passati (debito circa 145 miliardi e dimezzamento dei posti letto negli ultimi 10 anni), il sistema sanitario è giunto al collasso. Giusto per darti un parametro di confronto: mentre in Italia abbiamo circa 7.000 posti letto in terapia intensiva su 60 milioni di persone, in Germania i posti sono 25.000 su circa 82 milioni.

Significa che in Italia c’è 1 posto in terapia intensiva per ogni 8.571 persone, mentre in Germania 1 ogni 3.280 circa.
E considerando che durante la crisi pandemica il problema principale è stato il sovraffollamento degli ospedali, se questi tagli non fossero stati fatti, avremmo potuto certamente affrontare la situazione in modo diverso.

Le finanze

Abbiamo un debito oltre il 120% del PIL. Per darti un paragone sempre con la tanto odiata Germania,  loro sono a circa il 60%.

Adesso starai pensando: “Però loro hanno avuto il taglio del debito”. 

È vero.
Tuttavia vorrei anche farti notare che loro non si sono super indebitati sprecando quanto ricevuto,  ma hanno gestito la situazione economica molto bene per rimanere credibili rispetto agli investitori investendo davvero nel loro sviluppo, mantenendo  un debito sostenibile.

Noi invece siamo pieni di esempi di sprechi.
Ad esempio il progetto Mose fermato per corruzione in uno scenario che è stato definito la seconda tangentopoli, Alitalia società ristrutturata a spese dello Stato – e che probabilmente mai riuscirà a rimborsare il prestito, con tanto di compensi esorbitanti a manager che non sono stati in grado di cambiare le cose – solo per citarne alcuni. 

Il mondo è globale, questa è la realtà. Se pensiamo di riuscire a sopravvivere solo con le nostre forze, abbiamo già perso.
Abbiamo bisogno di investitori esteri e di affrontare il rinnovamento.

Ma, innanzitutto, abbiamo bisogno di recuperare credibilità.

Invece siamo andati in Europa a chiedere aiuto, invocando solidarietà. Con un debito troppo alto e senza soldi per affrontare la crisi.


Soprattutto senza avere un piano chiaro e trasparente sulle attività da fare, per gestire la situazione nell’immediato e per rilanciare l’economia.
Se ci ragioni manca qualcosa.

Lo dico in modo molto semplice:

Ci siamo presentati come dei mendicanti che non hanno la più pallida idea di come gestire la situazione,  e che devono semplicemente risolvere il problema immediato, senza pensare a come rilanciare la nostra economia.

Ci siamo presentati con un programma fumoso e non strutturato, persino il nome “Cura Italia” suggerisce l’idea di qualcosa di “malato”, parlo proprio ad un piano puramente comunicativo. Forse si poteva scegliere un nome diverso.

Ora: perché avrebbero dovuto darci condizioni vantaggiose, se noi stessi non solo ci siamo presentati nelle peggiori condizioni possibili, ma addirittura incapaci di reagire, e senza la più pallida idea di come rilanciare la nostra economia?

Chiaramente chiunque avrebbe pensato che l’operazione non sarebbe stata conveniente.

Non ti nascondo che la mia speranza era che ci fosse un coordinamento Europeo (non che l’Europa sia perfetta), che gestisse le attività da fare, i protocolli per la sicurezza e la ripartenza. Triste da dire, ma abbiamo dimostrato di non essere in grado di gestire le risorse messe in campo e di non saper gestire questa situazione drammatica e inaspettata.

Quando sento dire da chi ci governa che “l’Europa ci guarda”,  penso che ci guarda per fare esattamente l’opposto di ciò che facciamo noi. Infatti ad oggi nessuno ha gestito la situazione come noi e numeri alla mano la situazione negli altri stati è migliore della nostra.

Oltretutto, l’Europa avrebbe dovuto dare, nella migliore delle ipotesi, un segnale forte di unità e rapidità. La realtà è che tutto questo non è avvenuto e anzi sono ri-affiorati i soliti vecchi screzi tra nord e sud. 

Ma anche su questo punto vorrei farti riflettere: quali alternative abbiamo?
Di finire sotto la Cina o gli Stati Uniti? Entrambe ci porterebbero allo stesso risultato: cioè dovremmo svendere loro le nostre eccellenze, per bilanciare il loro aiuto.

Fare da soli non sarebbe meglio, ci prospetterebbe un disastro stile Venezuela. (A questo proposito ti invito ad approfondire quanto accaduto al Venezuela, per capire meglio.).

Allora non sarebbe meglio tornare in Europa da protagonisti, con strategie per il rinnovamento sia nostro interno che della stessa unione?  Non più attori secondari, ma primari. 

Prima però dobbiamo guardarci in “casa” e risolvere una volta per tutte le nostra situazione. 

Vorrebbe dire attuare finalmente il Grande Cambiamento: quello che ci è stato chiesto più volte in passato e che nessuno ha mai realizzato fino ad ora.

In che modo?

Per disegnare un futuro davvero diverso da quello che ci aspetta con questi presupposti, occorrerebbe una strategia in 4 passi:

1 – Analisi numerica e obiettiva dei problemi attuali

  • Evasione fiscale. Dovuta anche a una pressione fiscale insopportabile.
    Tieni presente che solo questo punto vale circa 90 miliardi (Fonte: Wall Street Italia 29-03-2019)
  • Corruzione. Potrei aprire un capitolo solo per questo . Valore: circa tra i 50-100 miliardi (Fonte: Eurostat 12-02-2020)
  • Economia sommersa. Valore: circa 12% del PIL
  • Crimine organizzato. Valore: circa 100 miliardi (dal World Economic Forum report 2018)
  • Burocrazia e innovazione. Fare impresa in Italia è troppo complicato per tanti imprenditori e investitori.

Per darti un metro di paragone, ti riporto una storia che ho letto poco tempo fa sulla differenza fra aprire uno stabilimento in Italia e uno negli Stati Uniti.

La storia viene raccontata dal figlio di Giovanni Rana, non esattamente uno sprovveduto sul come fare impresa. Tirando le somme, è riuscito ad aprire uno stabilimento negli USA con 1000 persone nel giro di soli 6 mesi.

In Italia, dove era prevista l’apertura di una fabbrica con 4000 persone,  dopo 4 anni sta ancora aspettando.

Come se non bastasse, siamo al 136° posto su 140° sulla digitalizzazione, da cui dipende, tra le altre cose,  ovvi rallentamenti burocratici.

Mentre altrove basta un click per portare a termine determinate procedure, qui occorrono mesi di andirivieni.

  • Costo pubblica amministrazione. Ennesimo tasto dolente, su cui credo siamo tutti d’accordo.

Ecco, quando sento dire da chi ricopre ruoli chiave nella nostra politica ed economia  “noi Italiani abbiamo fatto tutto ciò che l’Europa ci chiedeva ”, resto sempre deluso, amareggiato. 

Ti sembra davvero che li abbiamo fatti?

Le soluzioni ai problemi che ti ho appena citato ci sono stati richiesti più volte dall’Europa.
Ad oggi siamo ancora al punto 0 ed è sotto gli occhi di tutti.

Vogliamo ricordarci il crash del sito INPS durante la richiesta del bonus dei 600 euro, per dirna una?

Attenzione, ho parlato di una strategia articolata in 4 passi. Fino ad ora abbiamo solo parlato dei fondamentali, ma ci sarebbe molto di più da fare. Vediamo gli altri punti:

2 – Piano di ristrutturazione dello Stato, basato su: semplicità, tempistiche e concretezza

Taglio dei costi, ristrutturazione del sistema Italia, abbattimento della burocrazia e degli enti inutili, ristrutturazione dell’INPS e della Sanità. Snellire lo Stato per ottimizzare il carico fiscale da poter rendere accettabile per gli imprenditori. Questo è solo un esempio.

Manca il tempo: non ne abbiamo più se non vogliamo andare in default.
C’è da pedalare, da realizzare in un tempo massimo di 2 anni e che sia fatto realmente, ovvero che sia una ristrutturazione concreta.

3 – Rilancio

Investimenti in infrastrutture. Nuove tecnologie, riforma dell’educazione scolastica per renderla al passo con i tempi e che prepari davvero al mondo del lavoro. 

4 – Appetibilità sul mercato come “Sistema Italia”

Attenzione agli investitori e alla protezione delle nostre eccellenze, intese sia come aziende che come cervelli, che troppo spesso sono costretti ad espatriare per trovare spazio in un sistema meritocratico.

Solo così potremmo sperare di avere un ruolo da leader nella Federazione Europea.
Solo attraverso un cambio reale di sistema (e quindi anche mentale) e tramite nuove regole.

È l’unico modo per attuare un Grande Cambiamento e prenderci la nostra rivincita.

Oggi siamo di fronte ad un bivio che ci può portare o verso un nuovo benessere o verso il baratro dell’assistenzialismo e della povertà

Personalmente non credo che chi ci governa attualmente abbia le capacità di saperla gestire. Troppi errori, troppo protagonismo e mancata visione del futuro.

Non sarà il Governo a uscire da questa situazione, ma noi ne usciremo comunque, in un modo o nell’altro. E in questo modo il rischio è di trovarci davanti uno scenario poco rassicurante per noi e i nostri figli.

Se c’è una cosa che ho imparato, in oltre 20 anni di impresa e attività nel settore finanziario,  è che non dobbiamo aspettare che siano loro – i nostri politici – ad aiutarci. 

Le misure necessarie sarebbero troppe, troppo profonde e da attuare in tempi troppo rapidi per i loro standard.

Quello che però possiamo fare è cambiare la nostra realtà, agire su tutto quello su cui possiamo agire.

Come? Seguendo un modello semplificato degli step che ti ho descritto sopra:

– Analisi della tua situazione
– Piano di ristrutturazione della tua situazione finanziaria.

Marco Ortelli, Investitore e Trader Indipendente

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Maida Mio
Maida Mio
4 mesi fa

Sono d’accordissimo abbiamo bisogno di un cambiamento reale in tutti i punti da lei citati
Mi rendo conto che sarà un impresa titanica per la burocrazia che ci sovrasta in ogni dove (esempio Rana)