Perdere denaro fa male

C’è un motivo ben preciso se perdere denaro è così doloroso. In Finanza Comportamentale si chiama “avversione alla perdita” e il nome la dice già lunga.

Il concetto di avversione alla perdita è associato con la teoria del prospetto, per la quale Kahneman vinse il premio per l’Economia nel 2002.
Daniel Kahneman è uno psicologo israeliano docente a Princeton, e lo potremmo definire il padre della Finanza Comportamentale 1.0.

 

Ora potrei spiegarti la teoria del prospetto, ma questo è proprio il genere di cosa che annoia le persone e le allontana dalla Finanza.

 

Si perché a chi non è del settore potrebbe sembrare più complicato di quanto in realtà non sia. Ed io ti avevo fatto una promessa: niente paroloni o scopiazzature da Wikipedia o dai libri di Finanza. Solo spiegazioni chiare e accessibili a tutti.

 

Quindi eccoci qua: come promesso manteniamo le cose semplici.

 

Semplicemente, nell’essere umano il dolore di perdere è due volte più forte del piacere di vincere. Non è una stima casuale: al contrario, sono stati fatti diversi esperimenti per dimostrarlo. 

 

Questo è stato possibile perché con ogni nostro comportamento o emozione, si attivano delle aree del cervello. In uno studio della Wellcome Trust e la UCL (University College of London), pubblicato sul Journal of Neuroscience, i ricercatori hanno dimostrato che mentre scommettevano, ai perdenti si attivava l’area coinvolta nella reazione alla paura e al dolore.

 

Per il nostro cervello perdere denaro è direttamente collegato con paura e dolore.

 

I ricercatori hanno trovato delle similitudini importanti tra la risposta alle perdite finanziarie e la risposta al dolore, e risulta che il cervello interpreti la cosa come un pericolo imminente e che quindi attivi una risposta di tipo difensivo.

 

Il Prof. Seymour- che ha condotto lo studio – ha dichiarato: “È evidente che nessuno di noi vuole perdere denaro, esattamente come nessuno di noi vuole provare dolore”.

 

Quindi per questioni evoluzionistiche – cioè per come siamo fatti noi esseri umani – c’è questa asimmetria: perdere provoca un’emozione nettamente più forte che vincere. Perché il segnale che il cervello riceve in caso di perdita è più “urgente”, dato che come abbiamo detto attiva gli stessi centri neuronali associati a paura o dolore. Che non a caso sono emozioni fortissime e primordiali.

 

Come si traducono queste scoperte in ambito di Finanza Comportamentale?

 

Nel mio ultimo articolo ti avevo spiegato il concetto di bias cognitivo, se ricordi.

Riassumendo brevemente: un bias cognitivo è una distorsione che ci spinge ad agire in maniera irrazionale, deviando dai canoni logici e razionali.

 

L’avversione al rischio è un bias cognitivo

La Loss Aversion o avversione alla perdita è, infatti, uno dei bias cognitivi più frequenti e di cui si parla più spesso.

 

Più precisamente:
lavversione alla perdita è la tendenza a preferire di evitare una perdita piuttosto che un guadagno di equivalente valore

È dimostrato infatti che le persone sono disposte ad assumere rischi maggiori o comportamenti illeciti per evitare la perdita piuttosto che per guadagnare.

 

Non scenderò troppo nel dettaglio, perché questa non è una dissertazione. Non siamo in aula e tu con molta probabilità non sei un operatore finanziario o un consulente. 

Se lo sei e vuoi approfondire, puoi contattarmi su Linked In.

Se invece, come credo, sei semplicemente una persona che vuole migliorare il proprio rapporto con il denaro e vuole capire perché a volte mettiamo in atto dei comportamenti errati e apparentemente inspiegabili, continua a leggere.

 

Come riconoscere questo bias nella vita di tutti i giorni?

 

Ossia: come fai a capire che ci troviamo di fronte ad un caso di avversione al rischio? O magari che ne siamo vittima noi stessi?

Ecco alcuni esempi lampanti.

  • Quando non siamo disposti a chiudere una posizione in negativo o a vendere dei titoli azionari perché non siamo disposti ad accettare la perdita.
  • Quando mettiamo in vendita la nostra casa o un’altra proprietà immobiliare, ma percepiamo un abbassamento di prezzo come una perdita nominale. Cioè preferiamo tenere l’immobile senza calcolare quanto ci costa o il mancato guadagno, perché ci concentriamo sulla perdita.

    Esempio pratico:

    ci sono 2 venditori, Andrea e Mario. Entrambi hanno comprato appartamenti identici. Quello di  Andrea è stato comprato a inizio anni ottanta, a €150.000 e quello di Mario è stato comprato a fine anni ottanta  a €250.000.

    Entrambi decidono di vendere nel 1998, quando il valore di mercato dei loro appartamenti è €210.000.
    Quindi a quel prezzo Andrea avrebbe un guadagno nominale di €60.000 e Mario avrebbe una perdita nominale di €40.000.

    E se Mario rifiuta di vendere a €210.000 e per limitare le perdite il più possibile fissa un prezzo attorno ai €220/225.000 cosa succede?
    Che l’appartamento a quel prezzo non si vende. Rimane invenduto  e lungo e questo gli costa molto di più.

    (Qui possono entrare in gioco altri bias, come l’Endowment Effect o effetto dotazione, ma questa è un’altra storia)

  • Quando la paura di perdere ci rende immobili. Quindi non prendiamo alcuna decisione. Ma come sai, anche non decidere equivale a decidere. (Questa situazione può sfociare o essere collegata allo Status Quo Bias. Magari ne parleremo in futuro.)

In breve:
l’avversione alla perdita si manifesta tutte le volte che la paura di perdere ci motiva e ci spinge ad un comportamento irrazionale, anziché compiere una scelta logica e razionale che si basi su dati e numeri effettivi.

Questo, e molti altri bias cognitivi, sono la causa dei comportamenti errati che ogni giorno portano le persone a commettere errori e a perdere denaro.

Conosci le statistiche? Dicono che circa il 90% delle persone che approccia il mondo degli Investimenti e del Trading perde denaro.

Se vuoi far parte di quel 10% di persone che guadagna, dovrai studiare. Non esistono scorciatoie o trucchetti.

Ricorda: l’improvvisazione va combattuta con la formazione. È l’unica vera arma che hai.

 

Giulia Fidilio

Coach specializzato in Finanza Comportamentale e fondatrice di Investment Academy

 

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